martedì 9 luglio 2019

COME CRISTO IN CROCE


Mi si affievolisce
la vecchia voce
mi si abbassa
fino al momento in cui tace
l’aria tra le foglie
muore
mi frigge
le ciglia
sulla soglia d’ogni mia voglia
ed ancora un istante
prima di fissare
le ultime parole
le domande per sempre
di ciò che si dice
di ciò che mi rode
che mi leva la pace
ma è la mancanza di perseveranza
che mi piace
che mi risplende di luce
fino a che esplode
della mia vita che muore
al di qua
d’ogni minimo bisbiglio
d’ogni muro dipinto
d’ogni porto serrato
nel mio sospiro
l’affanno
che m’intreccia le dita
fiorite d’amore
che m’infligge la croce
e la delizia
indecente
nell’amaro del mare
tra le gambe distese
di riflesso
Provo
speranza
Feroce
però
per quella gente
che tace
in ogni flutto
che sale
in ogni flutto
che scende
in ogni flutto
che afferra
e mi prende
c’è l’eco a sciabordare
d’una simile voce
d’una lista di amici
il cui nome
scivola in pace
Tramonta
sulla mia educazione
d’Europa
piena d’intenti e simpatia
Affonda
in ogni uomo che muore
nell’arcobaleno che splende
nell'ora che viene
nell’aria che freme
d’Africa
con un ruggito da leone
che difende la prole
con le mani d’un padre
che afferra la prua
fino alla foce
come Cristo inchiodato alla croce.



domenica 28 aprile 2019

( e )

( e ) 

Sempre ( e ) ancora 

le mie gocce verde rugiada 
nei mattini azzurri della primavera profumata ...

sempre ( e ) ancora 

i miei piccoli passi nudi sui sassi 
nei pomeriggi bianchi della estate sfumata ... 

sempre ( e ) ancora 

non sogno di te , mai! ... 
non sogno , non lo faccio e basta ...
sto lento sulla riva grigia del fiume ... 

sempre ( e ) ancora 

le mie pupille d’oro nell’odore arato del grano ... 
la terra marrone mi circonda 

( e )

ho le mani immense come il cuore d’un padre ...
la fame di un lupo ... 

sempre ( e ) ancora 

la fame che mi prende ti divora ... 
ora 

( e )

ancora non provo pietà ... 
mai ( e ) poi m’hai.

mercoledì 27 febbraio 2019

SULLA LINEA


SULLA LINEA

Un istante
Prima di morire
“ciascuno ha i suoi bocconi
in una bocca piena d’amore”

Partimmo all’alba
Non ci si abbracciò
e ci si limitò a scherzare
poi
in fila ! sulla linea

Lampante

 in modo delizioso
La libertà
Trascorre

Tutte le distanze

A pochi pollici
dalla faccia
Mentre le dita sciolgono
la lingua
scivola
carica di fango

(e) dentro agli uomini
sempre più vasti
ordini ed urla
s’agitano :

AVANTI!
AVANTI!
AVANTI!

Tutti quei momenti
in cui Sentivo dentro

Una durata che afferra

Nodi

E il battito minimo
d’un cuore
che affretta

 la gola

Stringe in mano
  un mare rosso
pieno di grano
    un cielo grigio
privo di nubi

 una chiave che gira
     l’orologio che batte
         una porta che schiude

e il mio sguardo

attraversa

nei rumori dell’ultimo sparo

 tutte le distanze

oltre 

la collina

    La scala d’accesso

La luce che Trema 


Due camere ed una cucina

E quell’acqua che inciampa

goccia dopo goccia

Sulle mie pupille
chiuse

finestre serrate di lato

All’interno di un cilindro

...........

E' che 

      ancora

Di tanto in tanto

li sento  cantare
alzare la testa

dal mare rosso
     pieno di grano


    nel cielo grigio
privo di nubi


mi sono parenti

 fratelli

immobili

Più remoti della carne

e l’amore Vacilla

d’un lungo silenzio

Come una Vecchia vergogna

l’orologio che batte

una chiave che gira 

   una porta che chiude.


venerdì 28 dicembre 2018

ALLELUJA.


ALLELUJA.

Avrei potuto semplicemente dire
raccontarmela
a mo di canzone
ma
Avevo
Una voglia vorace
che mi levava le scarpe

e Le palme nude
sul suolo sottile 
dentro al cortile
di lusso
duro di sasso
Senza tracce

Solo il sesso
 e il resto

Mi faceva orrore

Scrivere forse

Una sillaba alla volta
Bianco di brina

Poi L’indomani
Svolgere la mia storia al passato

Il tempo d’un pasto
quale indumento esterno
che mi può fare da pelle

Nudo

Come un tempo remoto 
come un moto
diversamente acceleravo

Qualsiasi cosa abbia potuto dire
Le sentivo palpitare le cosce
Tra i rumori dell’acqua corrente

E Le mie dita schiuse

Avevo

La voglia di vedere 
Con gli occhi
in mano
rubavo gli odori
Passando la lingua
Per la cucina 

di tanto in tanto

Ne Ho visti di visi
in fotografia
come un gatto che fruga

Mentre suo padre

un matto

di casa in chiesa
Mi sbatteva
Urlando

Le anime vive si assomigliano tutte!
frecce bianche
facce toste

Un vero rifugio senza uscita

Per Le mie reti
un pertugio
grigio cenere
bagnato di pioggia

Il tempo Sparso
invaso
Senza veli

In nessun posto

La vita traccia
il massimo
della distanza
e l’errore non supera l’oscurità
ma è nella stanza
che a piccoli passi …

Alleluja!

Che
Mi viene voglia
             di ridere
che
Mi viene voglia
             di cantare
che
mi viene voglia
             di pisciare

Dentro a una stella
Dietro a una stalla

colle mani sopra

Per non cadere avanti
Voltavo la schiena e pagine

A una croce
poi una voce in vece
dice

Ne ho abbastanza
Di te
delle tue stese figure
di quel sospiro
dolce e feroce
del tuo boschetto
felice
e degli altri vicini

Curiosi

al tuo corpo
al mio corpo

degli specchi
curvi e flessi
di quelli che
nel fragore si
infrangono
e ingrassano
ogni storiella

L’insuccesso
a prescindere dal cesso
 arriva riflesso,
man mano che mi inoltro,

una dopo l’altra

tra i denti il coltello
m’appendo alla sera
come a un grilletto che spara

 ORA!

venerdì 14 dicembre 2018

NELLE SERE D’INVERNO.



NELLE SERE D’INVERNO.


Amavo l’inverno
Lo amo ancora

Quando da bambino
Lanciavo palle di neve
Contro i colori dei vetri
 mandavo in frantumi

Litanie urlate a brandelli

 Verso i miei versi

A volte lo facevo sotto la pioggia
Nelle sere d’inverno
Fino ad appannarmi le labbra
 il calore del cuore usciva
in un vapore denso
  profumato di muschio

ma non parlavo mai di gelosia

 Solo

 mi giravo di schiena
 infilando i pugni stretti
Nelle tasche sfondate
dei miei calzoni rossi

La mia vita in quella casa non è stata troppo male
 e la neve
 mi ha sempre tenuto caldo

Quando fuori
 nelle mattine di gelo
il fumo faceva da respiro
alla terra spaccata
 esitavo piano
  prima di andarmene

Vedevo mia nonna
 seduta sopra una tomba

Come ogni corsa
 giù per la strada erosa
 ai margini infallibili
Della mia gioia sterrata

In fondo
 il numero dei gradini non importava
Attraversavo la piazza
 le gambe larghe
 le ginocchia piegate

Passo dopo passo
 dopo ogni passo
Davanti alla casa col muro
 bianco

La morte di mio padre
avrei potuto
 e liberarmi dell’amore
Ma all’amore non si comanda

e certi gesti per me sono incomprensibili

La mia vita in quella casa non è stata troppo male
 e la neve
 mi ha sempre tenuto caldo

C’erano fiori dentro alle finestre
i vetri coperti di ghiaccio
tanto dolce e loquace
che per far presa con le mani
 picchiavo
sul tempo

L’aria rarefatta
Dei miei anni felici

 Veloci

Ribelli

A volte c’è da chiedersi quanto
  debolmente le parole ci abbandonano
che inghiottire è un tormento

Facce bianche senza tracce
 tutt’orecchi
e naso all’insù
appoggiato alla vanga

indietro la testa

Nelle sere d’inverno
 per tutto quel tempo riflesso
in cui mi veniva da piangere

ho pianto

nel bagliore straordinario dei lampioni

mentre sotto
cadeva la neve




domenica 9 dicembre 2018

TUTTO L’ODORE VIOLENTO DELLA VITA.




TUTTO L’ODORE VIOLENTO DELLA VITA.

Cominciò sul mare d’inverno
La Giudecca
Dal ponte del traghetto
 che attraversava il canale
La ricordò
 ancora come ora
Venezia è d’una bellezza incantevole
Come le favole
Obbedienza e gambe lunghe
 e le sere trascorse scorrendo
 le dita sulle pietre
Ruvide al ruvido
Palmo a palmo
 dalla mano
 alla mano
Suonò qualcosa
 al pianoforte
Toccò tutti i registri
 era pronto a succhiare
 tutto l’odore violento della vita
Le narici rigonfie
Lo sguardo teso
Uno stupefacente ritrovar se stesso

Incessantemente andava sognando
La più piccola di tutte le oasi
 quella piazza San Marco
  col ruggito del suo leone
La soave meraviglia
L’immagine
 che i peccati redime
Nei tratti del suo volto
L’espressione delle emozioni
 più alte
 più forti
I muscoli del collo
Scoperti e protesi
 esaltati
 dalla luce bianca della nebbia d’inverno
Con la sua tenera notte brutale
Fu quella la notte
 che
Fece la guerra
 con la diligenza di uno studente
 che
Fece l’amore
 con la rabbia di un animale feroce
La sua lama era così tesa
 tersa da fare da specchio
E spaccare
La storia della umanità in due metà
 l’una contrò l’altra
Scelse intenzionalmente la prospettiva
Dal ponte di Rialto
La linea dell’est
Rappresentava
La sua simpatia per la condizione
 selvaggia e animalesca
Di due amanti abbracciati
Nella confusione cocente del carnevale
Pretendere che egli fosse dolce come il miele
Con esplicita allusione
 allo splendore della notte bruma
Sarebbe stato come chi svegliandosi in piena notte
 si mettesse a cantare
L’effetto di una improvvisazione piena di sentimento
Tutto cominciò
Dal ponte del traghetto
Con lo sguardo dell’uomo
 che attraversava il canale
Tutto cominciò
 nell’odore violento della vita
Sul mare d’inverno