sabato 14 giugno 2014

PICCOLE ATROCITA’

PICCOLE ATROCITA’.

UNA REVISIONE CORRETIVA: LA PROSPETTICITA’

LA NOSTRA VITA NELLA GRANDE CITTA’
CORRE CON IMPETO DI PASSIONE
E SUONA ... SUONA DOPO OGNI PIOGGIA
CON TROMBE E PIFFERI
DIETRO I RAMI DI MELO FIORITI ...

MUSICA D’OTTONI!

... ,CHE PRELUDIO QUESTO
ALL’ANIVERSARIO DEL LAVORATORE
ORE, ORE ... NEL MIO OSCURO BOSCO DI TASSI
L’APPASSIONATO LETTORE DILATA LO SPIRITO
E NEL SILENZIO DIVORA SASSI.

PRELUDE! VANITE’! BELLA GIOVENTU’… !

COME CI PRENDE  ... VIA! ... COSI’
VOGLIO PARLARE
BALLARE BALLATE DELLA VITA ESTERIORE ...

VENITE ! ...VENITE ! ...

IL MIO BERRETTO  ROSSO DANZA
 INTORNO A UN SOLE AZZURRO
DOVE FIORISCONO CANNONI.

MA, AHIME’ IL BUON DIO E’ MORTO
ED IL MIO POPOLO AGLI ANTIPODI
SOGNA
UNA RISPOSTA FIABESCA.

PRIMO MAGGIO!

INVETTIVA IRRISPETTOSA
LA MIA LINGUA
SEMPRE DA DEFINIRE
POICHé .. .CHI SI VOLSE SI TOLSE LA DIFESA DAI LUPI.

OH! SE SOLTANTO SAPESSI ... ACCOSTARMI ALLA NOTTE
SVANIRE ... TUTTI I GIORNI
SVANIRE A COLORO CHE VERRANNO
ALLA MIA UN MILLE MADRE
METAMORFOSI DELL’IMPARARE ... 
SALMI
CIBO DI PROFETI PRIVO DI POTERE ...

SILENZIO!

... CANTO DEI MORTI SENZA NOME
DEI VIVI SENZA FEDE ... TUTTI I GIORNI
CIò CHE SONO,  
(NON VOGLIO
NON DESIDERO)
QUEL CHE DESIDERO
(È  CIò CHE HO
 E’ QUEL CHE SONO)
 NON HO,

EDIZIONI FRANCESI

EDIZIONI FRANCESI  

PERI’, PERI’ LA MIA PAZZIA
DELIZIA CIUCCIA DITA.

OH!... LO SAPPIAMO,
MA NON CE NE' VOGLIAMO CONVINCERE.
                                                   
COSI’, L’UOMO CON LE ALI, ALL’ ANIMA
SEMPRE SI DEVE IMMOLARE ...

TREMANDO PRESI LA VIA DEL CIELO
E CON UN PESO LUNGAMENTE
MA PER SOGNARE ...
NESSUNO!
... MALINCONICAMENTE

LONTANO M’AFFERRA
INFINITA,
TRAMA PROFONDA,
NEL MIO CUORE GUARITO
TRISTEZZA SCINTILLA.

BAMM!... VIBRA LA SCURE D’UN BACIO
CHE LABBRA DILETTE RIAPRONO
E VERSA, IL MIO NUOVO SANGUE, COCENTI GOCCE SONORE

...COLPI D’ALA PIU’ NON UDII;

MI MORSE COME UN FANCIULLO IN CUI
ANCORA TACE IL DOLORE E
...LA LIBERTA’ :

AMPIO AZZURRO OSCILLANTE D’(UN) ALTALENA   
così

VIBRA DI NUOVO, LA SCURE , D’UN TREMITO SEGRETO.

VIIIBRAAAAAAAA! BAMM

 ...UN TREMORE DI FRATERNE MANI
IN QUESTA BREVE STANZA VIVE, L’AMBIZIOSO,
ASSONNATO METALLICO SAPORE DI FIORI ROSSI IN LICENZIOSO MARE,

CALMA PROFONDA DENTRO L’ACQUA NON UN SIBILO
INTORNO,
A TE GUARDA , INQUIETO NAVIGANTE , IL PADRE-ORRORE
OVE IL FIGLIO-FANCIULLO D’UN TRATTO FREME FRA NOVELLE
ARIDE,
STELLE D’AVORIO IL CIELO, FENDE ALL’ACQUA RIVE
CHE LA RENA DEL DESERTO TRANGUGIA
AVIDA:
VIENI! PRENDI I TUOI FRATELLI!
PRENDI E VIENI PIANO DOVE S’ACCOPPIANO RUSCELLI
E MAESTOSO SI GONFIA TUTTO UN POPOLO
CHE IMPONE NOMI ALLE CITTA’ SULLE SPONDE
ED IL SUO RE SUL TRONO INNALZA...

AVANZA!

... QUANDO ERO BAMBINO
L’OCCHIO AL SOLE RIVOLGEVO IMMAGINANDO
UN CUORE SIMILE AL MIO

UN ORECCHIO CHE UDISSE IL MIO CANTO.

martedì 4 marzo 2014

UN CONCETTO FACILE FACILE: "IO LA DIFFIDO!".


Partiamo da un concetto facile facile, ovvero la differenza che intercorre tra una persona intelligente ed una profondamente connotata dall'inequivocabile tratto dell'imbecillità. 

Perché ho scritto della differenza?, per la semplice ragione che recentemente m'è accaduto d'assistere ad un fatto, tutt'altro che inconsueto nella nostra società altamente civilizzata (scherzavo scrivendo civilizzata), e che, nonostante tutto, m'ha dato modo di riflettere, appunto, sul concetto di "diff-erenza": differentia, quale derivato di diffĕrens. 

Bene, dunque, ecco gli elementi di ragione in sintesi:

IL FATTO
Un amico carissimo, professionista indipendente, di non comune intelligenza e sensibilità e grande competenza, è stato, prima insultato, e poi minacciato dal top manager d'una notissima "azienda" italiana. 

L'INSULTO 
Assodato che l'insulto è l'angusto rifugio dei "rettili" delle relazioni umane, domandiamoci  ora: che sarà mai la minaccia?

LA MINACCIA
In genere la minaccia è la rappresentazione verbale di un fatto (factum), o come se fosse già un fatto agente; la minaccia è, dunque, il fatto di promettere o annunciare un male, un danno, un castigo: per Giove!, nemmeno fosse Dio Onnipotente.

IL MOVENTE 
L'invidia, la smisurata ambizione, l'egoismo cronico, il senso di frustrazione tipico dei "nani" di fronte ai "giganti", la miopia congenita d'un'anima indolente, certo non come quella d'un Baudelaire in "Il mio cuore messo a nudo", piuttosto direi, in una parola: l'imbecillità d'un cieco idrofide bianco. 

LA PERSONA DIFFIDANTE
Non pervenuta, mi spiace.

Ora però vorrei tornare, per un momento, al concetto, facile facile, di differenza ossia al termine che ne delinea, tratteggiandolo, il contorno di senso ed anche il suo orlo semantico: differenza come mancanza d'identità, quindi di somiglianza o di corrispondenza fra persone o cose che sono diverse tra loro per natura o per qualità e caratteri, "nani" e "giganti" dicevo poco sopra, dunque, almeno fin qui, mi pare i conti tornino.

Sono le contesse, il termine lo uso come lo si usa in meteorologia, o meglio le contese che non tornano, che restano là dove sono state istruite, imbastite, appunto, allo stesso modo che costituisce il vento una nube, cumulo di spire elicoidali ed ammasso di vapori bianchi.

Esse non sono certo fatte per far librare in alto aquiloni, in competizioni di valore o di bravura. 

Le contese sono il frutto velenoso che brama la disputa, che è sottana notoriamente puttana, che litiga, contendendo, non solo per cose da nulla ma per il nulla stesso. 

Nelle contese si urla, si contrasta per impedire, cercando di togliere ad altri qualcosa che si vorrebbe per sé; si vuole il "premio" o il "posto" di qualcuno: "...nessuno mi può contendere questo diritto!, nessuno può togliermi ciò che voglio per me! ". 

Chi avrebbe detto che sarei arrivato fin qui, a dire, scrivendo, di quel che io credo sia il senso della differenza, nel suo dirsi e soprattutto nel suo farsi così, facile facile, come costituisce il vento una nube. 

Voi però, a partire da ora, DIFFIDATE!




















sabato 25 gennaio 2014

オ ッ シ ュ (Osh manifesto)


A prescindere dal contesto

sono stato in piedi tutto il giorno,
sotto luci violente,
attratto dalla vita urbana...

ho visto tante
mercimondane

ed una sofisticata cultura artistica,
incentrata sulla qualità e non sulla quantità.

Tuttavia l’aspetto più importante
rimane

la sensazione di evasione
fatta apposta per sollevare lo spirito.

A prescindere dal contesto
sono stato in piedi tutta la notte

con la bocca aperta, la testa all'in sù

e la pioggia battente a baciarmi la lingua.

オッシュ (Osh manifesto)





mercoledì 8 gennaio 2014

Se qualcuno ti dice: " Tu non sei nessuno!". A me è successo davvero.

A chi non è mai capitato di sentirsi dire, a brutto muso, tu non sei nessuno, alzi la mano destra (va bene anche la sinistra, sia mai che la Comunità Europea m'accusi di discriminazione anatomo-brachiale). 


Spesso accade che il neurone facinoroso dell'individuo che ci aggredisce, tentando di re-spingerci nella dimensione del nulla (posto che il nulla abbia una qualche dimensione), inneschi un processo  d'iper salivazione nell'egotrofico cavo orale del nostro aggressore, costringendoci ad una apnea forzata, onde evitare d'affogare nel rimbalzo di quell'umore insipido, trasparente ed un poco vischioso. 



L'impatto, derivante dall'urto dialettico, coll'eccitatissimo ego dell'energumeno, è, talvolta, dirompente, senza dubbio avvilente, umiliante fino alla mortificazione, soprattutto se accade in presenza di altre persone: non importa che siano persone che amiamo e stimiamo o dei perfetti sconosciuti, l'effetto sulla nostra anima non cambierà. 



L'impronta del maldestro piedone verbale del troglodita rimarrà, marcata ed indelebile, sulla corteccia della nostra memoria per sempre, a meno che... non ci venisse la sciagurata, si fa per dire, vocazione ad interloquire col cercopiteco della dialettica civile.



"Scusa caro...", domanderemmo noi, " ... per quale motivo dunque, se sono niente o un non uno, tu mi rivolgi la parola?". "Lo statuto ontologico del "nihil", cioè del nulla o non essere qualche d'uno ovvero nessuno, non si dà, dialetticamente, in riferimento ad alcun soggetto percepente, in quanto "esso" è in-presentabile.".



"Mi pare che la dialettica, qui operante, si dia istantaneamente nella percezione della realtà, con la trasformazione dell’oggetto percepito e contestualmente del soggetto percepente; essa ha, senza dubbio, a che vedere con la virtualità, intesa come piano percettivo-proiettivo, sul quale si costruiscono le rappresentazioni, sempre dislocate e diacroniche, del reale."



" Tuttavia l'in-presentabile, cioè ciò di cui non si da la presenza in alcun modo, non può dirsi come se fosse una predisposizione formata di un pensiero sul reale; da un punto di vista gnoseologico non può distinguersi (gr.:dia- stizein) dalla sua rappresentazione", ora breve pausa, come se tenessimo in considerazione le sua opinione, un lieve e misurato respiro e via di nuovo col maglio perforante, "pertanto, carissimo, non credi che su ciò di cui non si può parlare, si debba necessariamente tacere?".  (cfr. L.Wietgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus - proposizione settima 7, ed. Einaudi). 


Godersi l'espressione inebetita del selvaggio non ha prezzo, per tutto il resto c'è sempre il dito medio.








Alessandro Tesini